Non è periodo, dice. Potrebbe avere ragione.
È mai stato, periodo? tutto che gira giusto, nessun intoppo.
Il lavoro bello, la salute, e dopo cinema amici pizza, tutti
d’accordo.
Non funziona.
Siamo qua perché abbiamo scelto di non lavorare in banca, e non è un
caso.
La tv ci raccomanda di stare chiusi nelle nostre tane, circondati
dalle paure che ci racconta e che non abbiamo mai visto davvero. Il
mondo fuori è pericoloso, dice.
Ed eccoci per strada, tra la gente, verso il Metropolis. Un simbolo.
Non è periodo, dice.
Per un’ora, due ore, non sembrerebbe. Maurizio che racconta il suo
non-periodo.
E ci crede, ma la musica di Fabio ci fa pensare altro.
A volte, è periodo. Quando decidiamo noi che lo sia, anche se gli
eventi ci spingono nella direzione sbagliata. Che magari sbagliata
non è, ma che non è la nostra.
E allora noi ascoltiamo la musica di Fabio, guardiamo le sue dita di
ragno disegnare accordi sul suo basso.
E le parole di Maurizio, che magari l’ultima Guinness che gli abbiamo
spillato un po’ aiuta.
E se qualcuno vuole che non sia periodo, perché non lo è per lui, che
vada da un’altra parte. Questo è il posto in cui noi scegliamo di
stare bene.















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