martedì, marzo 17th, 2009 | Author:

12.03.2009

Un’occasione chiama una fuga, un buon motivo per prendere un treno.  Se in una città le facce e le strade si somigliano e le conosci, possono dirti tutto ma spesso e volentieri se lo tengono per sé, basta appunto un motivo, un’occasione, per cambiare dimensione. Allora venticinque chilometri prendono il tempo di un teletrasporto, e tra luci e binari e fabbriche e buio si riappare sotto una statua  che richiama al Risorgimento, parola sconosciuta nel presente più distante.

Sembra tutto acceso, ma io conosco la strada che porta ad una nuova dimensione. Ho da girare un angolo, da aprire una porta, per poter riaprire gli occhi.

Il Metropolis è un pub giovane, ma ha i muscoli per reggere i confronti con il mondo. Mi dirigo direttamente verso una delle sue armi, e il Pilo lo sa che la serata deve ancora cominciare, e i miei occhi chiamano una pinta di Guinness per prepararmi ad una nuova partenza. Sono tante, qui dentro, le altre dimensioni da raggiungere. La mia prima pinta mi riporta indietro, verso una terra lontana ma neanche tanto, nessun posto è davvero così lontano. Temple Bar è ormai la Piazza dei Miracoli di Dublino, dove la massa di turisti ti spinge verso il bancone più vicino. Ma quando con la grinta di un operaio delle miniere più oscure, l’uomo dietro al banco ti presenta la tua nuova pinta schiumante di draught sussurrandoti cheers sir, non si può far altro che chiudere gli occhi e sentirne bene il sapore. Mi accorgo di averli ancora chiusi, li riapro e sono al Metropolis.

Non posso far altro che appoggiare per un attimo la pinta sul banco, guardare adellam e dirgli che la serata è cominciata bene.

Un’occasione chiama una fuga, l’occasione stasera sono le FIMM. Nell’attesa  e nelle parole le pinte diventano due e credo anche tre, mi distraggo volentieri insieme a Fabietto  che mi ricorda di continuo la differenza che ci può essere tra Maggiore e Minore, tra luce e buio, tra gioia e malinconia. Dato che sono molte le dimensioni da raggiungere mi alzo solo per toccare lo schermo delle playlist, dove ho libero arbitrio sul sottofondo su cui viaggiare. Scelgo, mi riposiziono sullo sgabello per la partenza, Jenis Joplin canta Summertime e io mi chiedo se è tutto vero, se è tutto così distante, che cos’è che tocco con mano, che cos’è che vedo… vedo proiettato dietro di me un uomo che distrugge le catene che lo tengono legato,  tocco con mano la tiepida pinta che diventa inevitabilmente più leggera… vedo quattro donne, con i lunghi capelli sciolti, che prendono posizione con i loro strumenti, a pochi metri da me.

A sinistra siede la percussionista, prende il suo bodhran e comincia ad accarezzarlo con la stessa leggerezza con cui i suoi capelli le scendono lisci dietro la schiena. Lunghi, neri…non colgo il colore dei suoi occhi, me li immagino profondi, assenti, pungenti. Al suo fianco, in piedi, si posiziona la violinista. Ho notato il suo sorriso attraversare il locale, la sua camicetta verde che vedrò danzare al ritmo delle sue note. Sprigiona energia, vita, vento che taglia colline sterminate al tramonto.  Sto ricominciando a viaggiare, man mano che prende forma la loro musica. Al fianco della violinista si posiziona un’altra giovane donna, vestita di nero, pronta a far soffiare il suo flauto traverso.  Alla sua destra, vicino al muro, siede la chitarrista. I loro capelli biondi spezzano in due il gruppo. Sono pronto a viaggiare.

Il bodhran comincia a segnare il passo, a scandirlo nello spazio, a dare un ritmo al battito del cuore.

La chitarra crea la corsa, la leggerezza e la grinta. Il flauto e il violino sono il tappeto su cui viaggio attraversando la Manica in un attimo, dalla Bretagna all’Irlanda, senza nemmeno chiudere gli occhi. Mi distraggo dalla Guinness mentre danzo nel vento assieme alle FIMM, e io sono leggero come non riesco ad esserlo da tempo. Le ragazze ci raccontano una storia, la storia di due corvi che vagano senza sapere cosa mangiare, ma uno si ricorda di un cavaliere morto non molto lontano su cui banchettare. Il flauto traverso parte, il suono che emana sembra segnare la scia dei due corvi che volano nel cielo freddo e inosservato da anima viva. Mi sento uno dei corvi, riesco a vedere il cavaliere… poi mi perdo. Mi perdo perché la musica comincia ad essere un macigno nei miei pensieri, le voci delle ragazze mi hanno tagliato in due, e io ricomincio a chiedermi dove sono, in quale dimensione, in quale terra.

Fossero tutte così le sere.  Con un motivo, con una vita che sai che in quel momento stai vivendo. Basta appunto un motivo, un’occasione, per cambiare dimensione.

Grazie alle FIMM.

il 17 Marzo è San Patrizio. Tornerò dal Pilo, tornerò da adellam.

Tornerò al Metropolis.

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